Nel 1995 i dati prodotti da David Ho dell’Aaron Diamond AIDS Research Center della Rockfeller University di New York, basati su un particolare modello matematico, sembravano indicare la possibilità di eradicare il virus, quindi di farlo scomparire completamente dall’organismo, ovviamente con terapie sufficientemente potenti e assunte per alcuni anni.
L’introduzione della HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy) creava nuove speranze di essere riusciti a trovare un regime che avesse potenza sufficiente.
Le prime battute d’arresto della teoria sull’eradicazione dell’HIV si sono registrate quando si è cominciato a osservare che il 50% dei pazienti in HAART presentava un incremento della carica virale a distanza di un anno dall’inizio della terapia. Altro enorme ostacolo, tuttora non superato, era costituito dalla difficoltà dei pazienti ad aderire a regimi terapeutici che prevedono l’assunzione di moltissime pasticche ogni giorno (da assumere in alcuni casi a stomaco pieno in altri dopo pasto ricco di grassi ecc.) per periodi di tempo prolungati e, in sostanza, indefinitamente.
L’apparente colpo finale a questa teoria è stato dato da quelle successive acquisizioni nel campo della patogenesi dell’infezione da HIV che mostravano come il virus fosse capace di annidarsi in distretti corporei definiti “santuari”, veri e propri serbatoi difficilmente penetrabili dai farmaci antiretrovirali (come ad es. i linfonodi, il cervello, gli organi sessuali).
Inoltre si è scoperto che il virus, nella sua forma provirale (ovvero di DNA virale integrato nel genoma della cellula ospite) albergava in forma latente all’interno di cellule della memoria immunitaria dotate di vita lunghissima (addirittura di svariati anni). La sopravvivenza di queste cellule sembrerebbe di fatto rendere impossibile l’eradicazione visto che il virus potrebbe, a partire da queste cellule, “risvegliarsi” e ricominciare a invadere l’organismo anche se fosse scomparso dal resto del corpo.
Successivamente sono stati prodotti dei dati sul tasso di clearance (“pulizia”) dell’HIV, indicanti che l’eradicazione del virus richiederebbe una terapia combinata triplice da assumere per un periodo che potrebbe arrivare fino ai 48 anni!.
Il virus non sembra venir eradicato dall’organismo neppure in assenza di carica virale rilevabile nel sangue. 18 pazienti sono stati trattati con HAART per più di un anno e tutti presentavano scomparsa del virus dal sangue. I ricercatori, con il consenso dei pazienti, hanno quindi interrotto la terapia: il virus è riapparso in tutti i 18 pazienti.
Tuttavia, sempre il gruppo di D. Ho, ha presentato dati ulteriori che sembrano riaprire le porte alla speranza dell’eradicazione.
In effetti i dati sinora disponibili sull’andamento dell’HIV all’interno di cellule che di norma non si riproducono sono stati alquanto contrastanti: queste cellule in cui si annida il virus (in grado di dar luogo a replicazione, ove la cellula venisse stimolata) presentano un tempo di dimezzamento che in alcuni studi è di sei mesi, in altri addirittura di 44 mesi.
Il tempo di dimezzamento osservato dall’equipe di D. Ho è stato invece, in media, di 16 mesi, ma anche in questo caso con ampie variazioni da paziente a paziente. Il gruppo di D. Ho ha quindi messo in relazione queste osservazioni con l’andamento della carica virale nei singoli pazienti studiati. Si è osservata una correlazione tra gli episodi d’incremento della carica virale (dopo iniziale abbassamento al di sotto della soglia di rilevabilità), i cosiddetti blips, e il dimezzamento di queste cellule che ospitano l’HIV. Sembrerebbe che le persone che presentano questi blips nel corso della terapia abbiano anche un tempo di dimezzamento più lungo, che, in alcuni casi, tende addirittura ad aumentare. I pazienti che hanno la carica virale costantemente bassa presentano invece una parallela e costante riduzione del tempo di dimezzamento di queste cellule in cui risiede l’HIV.
Cosa significa tutto ciò? In poche parole: quanto più contenuto è il tempo di dimezzamento di queste cellule infettate con l’HIV tanto maggiori sono le probabilità di riuscire ad eradicare il virus in un tempo ragionevole.
Almeno per i pazienti che non presentano blips della carica virale in corso di HAART la possibilità teorica di eradicazione potrebbe quindi ancora sussistere.
Il dibattito sull’eradicazione sembra quindi possa riaprirsi anche se nel breve e medio termine i ricercatori si stanno concentrando su un obiettivo più raggiungibile quale la cronicizzazione della malattia.