Le vitamine del gruppo B, indispensabili per il metabolismo cellulare, non sono sintetizzate dal nostro organismo (per lo meno in quantità sufficienti al fabbisogno), per cui devono essere assunte con la dieta. Le vitamine del gruppo B sono essenziali per la funzioni delle cellule a rapido turnover come quelle del sistema immunitario. Agiscono, per lo più, come cofattori enzimatici.
9.1 Tiamina (Vitamina B1)
La tiamina, o vitamina B1, è un co-fattore indispensabile per il normale metabolismo glucidico. Essa partecipa alle reazioni di decarbossilazione del ciclo di Krebs, la principale via metabolica aerobica utilizzata dalle nostre cellule per la produzione di energia.
La tiamina è abbondantemente presente negli alimenti di origine animale e vegetale, ed in particolare nei cereali. I livelli raccomandati dai LARN sono pari a 0,4 mg ogni 1000 kcal consumate (con un minimo di 0,8 mg/giorno nel caso di diete con apporto calorico inferiore a 2000 kcal/giorno).
La carenza cronica di tiamina è causa del beri beri, patologia diffusa prevalentemente in Estremo Oriente ove è comune il consumo di riso brillato, privo di tiamina. Nei bambini si manifesta con convulsioni, difficoltà respiratorie e sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea e dolori addominali) e negli adulti con stanchezza, disturbi alla vista, confusione mentale, paralisi del muscolo oculare, diarrea, perdita di appetito, dimagrimento, alterazioni del sistema nervoso che causano paralisi e atrofia degli arti, edema e insufficienza cardiaca. La carenza di tiamina provoca minimi effetti sul sistema immunitario (riduzione della produzione di anticorpi).
Nei pazienti con infezione da HIV, la vitamina B1, insieme alla riboflavina, è probabilmente utile nella protezione dal danno epatico da terapia antiretrovirale.
9.2 Riboflavina (Vitamina B2)
La riboflavina è parte costituente di due coenzimi (FMN e FAD) che partecipano a numerose reazioni di ossidoriduzione. La riboflavina è necessaria per il metabolismo energetico della cellula. Il fabbisogno dipende dalla quantità di calorie assunte con la dieta. I LARN raccomandano un apporto giornaliero di 0,6 mg/1000 kcal, agevolmente soddisfatto da una dieta comune.
La riboflavina è presente in alimenti di origine animale (latte, uova, fegato, formaggio) e vegetale (alcune verdure, lievito di birra, germe di grano, frutta secca).
La carenza di riboflavina, rara nei paesi industrializzati, si manifesta con vascolarizzazione della cornea, glossite (lingua color magenta per atrofia della mucosa), alterazioni della mucosa orale e della cute (dermatite seborroica).
Anche per la riboflavina, è stato suggerito un possibile effetto protettivo nei confronti del danno mitocondriale a livello epatico indotto, in alcuni pazienti, dalla HAART.
9.3 Niacina (Vitamina B3 o PP)
Il duplice nome di questa vitamina dipende da ragioni storiche: la niacina fu la terza vitamina del gruppo B ad essere identificata e si notò che era in grado di prevenire la pellagra (PP = Pellagra Prevention), sindrome carenziale caratterizzata da diarrea, dermatite e demenza (malattia delle tre D), molto diffusa, nei secoli scorsi, tra le popolazioni che si nutrivano prevalentemente di mais. La carenza di niacina ha scarsi effetti sull’immunità cellulare, mentre compromette la produzione anticorpale.
L’organismo umano è in grado di sintetizzare la niacina a partire dal triptofano (un aminoacido essenziale); anche i batteri della flora intestinale ne forniscono buone quantità, in presenza di un apporto adeguato di triptofano.
La niacina è una componente essenziale di due enzimi fondamentali del metabolismo cellulare, NAD e NADP, e come tale partecipa a numerose vie metaboliche, tra cui la glicolisi, il ciclo di Krebs, la sintesi e l’ossidazione degli acidi grassi.
Gli alimenti ad alto contenuto proteico, i cereali integrali, la frutta secca e il lievito di birra sono molto ricchi di niacina e di triptofano.
Non esistono evidenze scientifiche dell’utilità di una sua somministrazione, a dosi superiori a quelle raccomandate, nei pazienti che non manifestino segni di carenza, compresi quelli con infezione da HIV.
9.4 Acido pantotenico (Vitamina B5)
La vitamina B5, che deriva i suo nome dal greco pantothen che vuol dire ubiquitario, è presente in quasi tutti gli alimenti. La carenza di vitamina B5 è molto rara (si ha per lo più nelle sindromi di malassorbimento). È precursore di due coenzimi, il coenzima A e la fosfopanteteina, coinvolti nel metabolismo energetico e nella sintesi dei lipidi.
Non sembra svolgere un ruolo specifico nella difesa dagli agenti patogeni.
9.5 Piridossina (Vitamina B6)
La piridossina si comporta da coenzima in numerose reazioni enzimatiche, in particolare in quelle deputate al metabolismo e al trasporto degli aminoacidi. Partecipa inoltre al metabolismo dei glucidi e degli acidi grassi essenziali.
È presente sia in alimenti di origine animale (carne, fegato, rognone, pesce), sia in cibi vegetali (cereali, frutta secca e fresca) e nel lievito di birra. Viene inoltre sintetizzata dalla flora batterica intestinale. I LARN raccomandano l’assunzione giornaliera di 15 mg di vitamina B6 ogni 100 grammi di proteine.
Il deficit di vitamina B6, molto raro, è causa di manifestazioni psichiatriche (depressione, confusione, irritabilità), ematologiche (anemia) e sintomi gastrointestinali (nausea e vomito). Un suo eccessivo apporto provoca alterazioni neurologiche (neuropatia sensoriale periferica).
Per quanto non documentato con certezza in studi nell’uomo, numerosi dati sperimentali suggeriscono che deficit della vitamina B6 causano gravi alterazioni della risposta immunitaria umorale e cellulare (atrofia dei tessuti linfoidi, riduzione dei linfociti, ridotta risposta alle vaccinazioni) e infiammatoria.
Nei pazienti HIV+ con carenza di vitamina B6 è stata attestata una compromissione della risposta linfocitaria rispetto ai pazienti di controllo che non evidenziavano tale deficit.
La possibilità che la supplementazione di vitamina B6 rallenti la progressione dell’infezione da HIV, suggerita da alcuni studi, necessita di conferme da studi prospettici adeguati.
Rimane invece indiscussa la necessità, in tutti i pazienti, di mantenere i livelli di assunzione raccomandati.
9.6 Biotina (Vitamina B8 o H)
La biotina è un coenzima coinvolto nel trasporto e nel trasferimento di gruppi carbossilici in varie reazioni del metabolismo energetico, tra cui la gluconeogenesi (che è la produzione di glucosio a partire da aminoacidi derivati dal catabolismo proteico).
L’organismo umano non è in grado di sintetizzare la biotina, per cui deve assumerla con la dieta. La biotina è abbondante nella carne, nel pesce, nel fegato, nel latte, nel lievito, negli spinaci, nei cavolfiori, nei pomodori, e nei legumi.
La sua carenza, rara, provoca anoressia, nausea, vomito, glossite, depressione, alopecia e dermatite. A livello immunitario, la carenza di biotina è stata associata ad aumento della suscettibilità alle infezioni (soprattutto da funghi), a riduzione della risposta anticorpale e dei livelli di linfociti circolanti. L’utilità di una sua supplementazione nel paziente con infezione da HIV non è stata, a tutt’oggi, oggetto di studio.
9.7 Acido folico (Vitamina B9)
L’acido folico è un coenzima coinvolto nelle reazioni di sintesi degli acidi nucleici (DNA e RNA). La sua azione è strettamente correlata a quella della vitamina B12.
La vitamina B9 è presente nelle carni (soprattutto nelle frattaglie) e nei vegetali (pomodori, arance, fagioli, verdure a foglia verde, da cui prende il nome).
La sua carenza, relativamente frequente soprattutto negli anziani e nelle donne in gravidanza che non assumono integratori di acido folico, è causa di una riduzione della produzione di cellule ematiche (soprattutto globuli rossi) e della compromissione delle attività dei globuli bianchi neutrofili.
Alcuni studi hanno evidenziato moderate carenze di acido folico tra i pazienti con infezione da HIV. Non sono note correlazioni tra tali stati carenziali e una più rapida progressione dell’infezione.
9.8 Cobalamina (Vitamina B12)
La cobalamina agisce da coenzima nelle reazioni di trasferimento di unità monocarboniose, indispensabili per la sintesi di DNA e RNA.
È presente in tutti gli alimenti di origine animale e una sua carenza da insufficiente apporto dietetico è piuttosto rara (possibile nei vegetariani rigorosi). Una carenza di vitamina B12 si realizza nei pazienti sottoposti a resezione dello stomaco, poiché viene meno la produzione del fattore intrinseco necessario per il suo assorbimento.
La carenza di vitamina B12 si manifesta con anemia megaloblastica (caratterizzata da riduzione del numero dei globuli rossi e da aumento del loro volume) e sintomi neurologici e neuropsichiatrici. A livello immunitario, il deficit di cobalamina è stato associato a disfunzioni dei neutrofili, dei linfociti e delle cellule natural killer.
Piuttosto frequente nei soggetti con infezione da HIV, la carenza di vitamina B12 è stata associata a decremento più rapido del numero di linfociti CD4 e ad un maggior rischio di progressione verso l’AIDS conclamato.
Sembra inoltre che la somministrazione di vitamina B12 rallenti il deterioramento delle funzioni cognitive in corso di infezione da HIV e riduca la mielotossicità da AZT.