micronutrienti e HIV

8. MINERALI ANTIOSSIDANTI E HIV

8.1 Il selenio

L’importanza del selenio per il normale funzionamento dell’organismo è stata riconosciuta in tempi relativamente recenti e ancora oggi il suo ruolo è solo parzialmente esplorato. Il significato della carenza di selenio per la salute dell’uomo è emerso in seguito agli studi condotti in Cina su una particolare forma di miocardite epidemica, denominata malattia di Keshan, dal nome della regione in cui nel 1935 fu per la prima volta descritta.

Per quanto la malattia di Keshan presentasse molte caratteristiche tipiche delle malattie infettive, i ricercatori cinesi notarono che le persone colpite risiedevano in una particolare fascia geografica del paese, caratterizzata da suolo molto più povero di selenio rispetto ad altre regioni. In seguito a questa osservazione, vennero condotte campagne di supplementazione con selenio che si dimostrarono capaci di prevenire la malattia, confermando che la carenza di tale elemento fosse responsabile della patologia. Ricerche successive hanno poi suggerito che l’origine della malattia fosse virale, ma che il virus responsabile (coxsackie B) fosse virulento solo in presenza di una carenza di selenio.

Fonti alimentari
Il selenio entra nella catena alimentare attraverso l’assorbimento da parte delle piante dei suoi sali, presenti in differenti concentrazioni nel suolo. In alcuni paesi (Cina, Zaire, Nuova Zelanda, Canada e Australia) il suolo è povero di selenio, mentre in altri è particolarmente ricco (USA, Venezuela, Colombia, Israele). Gli alimenti più ricchi di selenio sono il pesce e i frutti di mare, la carne e i cereali.

Funzioni biologiche
Il selenio è essenziale per l’immunità cellulo-mediata e per la funzione delle cellule B. La supplementazione di selenio ha comportato, negli studi finora condotti, significativi effetti immunostimolanti (sui linfociti T attivati e sui natural killer).
L’azione del selenio si svolge attraverso l’incorporazione in enzimi, denominati selenoproteine (le glutatione-perossidasi, le tioredoxina reduttasi, le selenoproteine P e W, la iodotironina deiodinasi).
Le glutatione-perossidasi, una famiglia di enzimi deputati alla riduzione dei perossidi ad acqua e alcoli che sfruttano il potere riducente del glutatione, sono fondamentali per la corretta funzione dei macrofagi, dei neutrofili e dei linfociti e per la protezione dai danni ossidativi provocati dai radicali liberi prodotti nel corso della reazioni immunitarie.
Il glutatione fornisce anche il potere riducente necessario per mantenere attivi numerosi altri antiossidanti, tra cui il beta-carotene e le vitamine C ed E.
La iodotironina deiodinasi catalizza l’attivazione dell’ormone tiroideo T4 nella sua forma attiva T3 ed è quindi essenziale per i normali processi di crescita, sviluppo e regolazione del metabolismo.

Selenio e HIV
Numerosi studi hanno dimostrato ridotti livelli di selenio nei tessuti sia di pazienti affetti da AIDS, che di persone sieropositive asintomatiche. Le cause di questo fenomeno sono molteplici: ridotto apporto e assorbimento di selenio a causa delle patologie orali e intestinali, e delle infezioni opportunistiche; aumentata produzione di radicali liberi con conseguente incremento del consumo di antiossidanti (tra cui il selenio).

È probabile che i bassi livelli di selenio nei pazienti con infezione da HIV+ contribuiscano a deprimere ulteriormente le funzioni immunitarie. Un’ampia serie di ricerche ha messo in evidenza che la carenza di selenio si associa ad una progressione più rapida dell’infezione da HIV.

È opportuno comunque sottolineare che l’associazione tra carenza di selenio e peggioramento della prognosi potrebbe essere solamente casuale e non causale. La carenza di selenio potrebbe, cioè, essere espressione della carenza, sconosciuta, di altri nutrienti, responsabile, questa sì, di una reale influenza negativa sul decorso dell’infezione da HIV.
Rimane da definire se la supplementazione di selenio possa influenzare la replicazione dell’HIV e quindi condizionare il decorso dell’infezione. Gli studi finora condotti hanno infatti valutato, unicamente, e con risultati contraddittori, gli effetti della supplementazione di selenio sullo stress ossidativo.


Maurizio Bossola, MD; Lorenzo Pradelli, MD