Malnutrizione e riduzione delle difese immunitarie sono da sempre correlati, anche nella tradizione popolare. Le carenze nutrizionali possono rendere l’individuo maggiormente esposto alle infezioni e un buono stato nutrizionale può prevenire la comparsa di malattie, non solo infettive.
La relazione malnutrizione-infezione è stata sottovalutata troppo spesso in passato, quando l’entusiastico ricorso agli antibiotici ha fatto dimenticare, anche ai ricercatori, l’importanza di una "buona nutrizione" nella prevenzione e nella cura delle malattie infettive.
A partire dalla fine degli anni ’60, sono stati condotti numerosi studi che hanno valutato gli effetti delle carenze nutrizionali sui processi infettivi e, d'altra parte, delle infezioni sullo stato nutrizionale. È del 1968 il primo studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sull'argomento: la monografia “Interactions of Nutrition and Infection” dimostra l'esistenza di un circolo vizioso tra infezioni e stato nutrizionale. Se da una parte lo stato nutrizionale può peggiorare a causa dell’insorgenza di patologie infettive, dall’altro le carenze di alcuni nutrienti possono aumentare la frequenza e/o la gravità di alcune infezioni.
Lo studio più recente condotto dall’OMS su questo argomento, dal titolo “Malnutrition and Infections”, risale invece al 1989. Nel lasso di tempo compreso tra le due ricerche la conoscenza del rapporto nutrizione/infezione è andata perfezionandosi sempre più. A partire dagli anni ’70, l’immunologia nutrizionale è diventata infatti un importante ambito di ricerca e negli anni ’80-90 sono stati valutati gli effetti di alcuni interventi nutrizionali, come la somministrazione di vitamina A, ferro, zinco e preparati multivitaminici, sulla mortalità e la morbilità delle malattie infettive.
Allo stesso tempo, la scienza nutrizionale si è perfezionata: si sono, per esempio, definiti con maggiore precisione i l ruolo e i fabbisogni di alcuni micronutrienti, quali zinco, selenio e vitamina E, e si è prestata maggiore attenzione agli ossidanti e ai radicali liberi, e alle loro interazioni con il sistema immunitario e gli agenti patogeni.
2.1 Nutrizione -> Infezione
Le persone malnutrite (ovvero persone che presentano carenze dal punto di vista nutrizionale) sono più suscettibili alle infezioni e quando vanno incontro a processi infettivi il decorso è più grave e/o prolungato. È noto che nei pazienti malnutriti che vengono ospedalizzati è maggiore, rispetto ai normonutriti, la comparsa di complicanze e che la morbilità e la mortalità tra i pazienti malnutriti sottoposti ad interventi chirurgici è maggiore che tra quelli normonutriti.
I micronutrienti sono essenziali per le funzioni del sistema immunitario e la loro carenza può essere causa di infezioni, con più frequenza e più gravi. La carenza di vitamine, minerali antiossidanti e ferro può essere causa di uno stress ossidativo con conseguente incremento dell’apoptosi delle cellule immunitarie. Le carenze dietetiche in gravidanza possono causare gravi alterazioni delle funzioni immunitarie del nascituro.
Ma non sempre la somministrazione di micronutrienti assume un significato positivo. Gli effetti diretti dell’assunzione di tali sostanze sugli agenti patogeni sono ben più complessi di quel che si immagina e a volte, tra malnutrizione e infezioni, può instaurarsi anche una relazione detta “antagonistica”.
Esistono evidenze scientifiche del fatto che, in particolari condizioni, somministrare determinati micronutrienti possa essere un vantaggio per l’agente infettivo e non per il sistema immunitario del paziente. Un caso esemplificativo è quello del ferro e dello zinco. La loro riduzione nel sangue, nel corso di un processo infettivo, fa probabilmente parte del meccanismo di difesa dell’individuo. Somministrare ferro in queste condizioni sarebbe quindi “di aiuto” al processo infettivo e non al sistema immunitario. Sono ben conosciuti gli effetti deleteri della somministrazione di ferro nelle infezioni batteriche neonatali e nella malaria.
2.2 Infezioni -> Nutrizione
Durante un processo infettivo, soprattutto se generalizzato, si riducono l'assunzione e l’assorbimento di nutrienti e aumentano il loro utilizzo e la loro perdita. Le conseguenze possono essere più o meno gravi, in relazione alle condizioni precedenti dello stato nutrizionale e all’apporto alimentare del soggetto durante la convalescenza.
Gli effetti del processo infettivo sullo stato nutrizionale sono mediati dalla risposta di fase acuta e dalle manifestazioni locali dell’infezione.
Per “risposta di fase acuta” si intende la reazione immediata del soggetto all’infezione (così come alle infiammazioni, ai traumi, alle ustioni, ecc.).
La risposta di fase acuta è sostenuta dall'azione delle citochine pro-infammatorie, “messaggeri” che agiscono tra le diverse cellule, e che innescano il meccanismo dell’infiammazione (caratterizzato da febbre, cefalea, mialgia, anoressia e malessere generale) e numerose risposte endocrine e biochimiche. Lo schema e la sequenza cronologica degli eventi che caratterizzano la risposta di fase acuta è pressoché identica nei diversi processi infettivi.
La risposta di fase acuta coinvolge i macronutrienti (aumenta infatti il consumo energetico e la proteolisi) e molti micronutrienti (magnesio, fosforo, potassio, zolfo) e può causare la significativa riduzione dei livelli serici di alcuni di essi (ferro e zinco).
Nelle infezioni gravi e/o prolungate, alla risposta di fase acuta può fare seguito uno stato di malnutrizione caratterizzato da calo ponderale (perdita di peso), anoressia (mancanza di appetito), astenia, riduzione dei livelli di albumina nel plasma. Il dimagrimento è caratterizzato dalla perdita sia della massa grassa che di quella magra. La carenza di vitamina A si manifesta, tra l'altro, con la xerooftalmia.
Oltre che dalla risposta di fase acuta, l’infezione può essere caratterizzata da:
- manifestazioni locali quali, ad esempio, ulcere della bocca o esofagee che rendono difficile la masticazione e la deglutizione e quindi, riducendo l'assunzione di alimenti, peggiorano lo stato nutrizionale.
- diarrea che riduce l’assorbimento dei nutrienti e ne aumenta la perdita.
- disturbi del gusto e dell'olfatto, secondari all'infezione stessa o ai farmaci assunti per contrastarla, causa di anoressia e di riduzione dell'assunzione di alimenti.