Quella serie di telefilm non l’avevo dimenticata. Ogni tanto se ne parlava e se ne riparla come di tv-memorie-in-bianco-e-nero. Telefilm che la mattina dopo, a scuola, si commentavano e si aspettava la puntata precedente. Non nutrendo astio per la tv –con il lavoro che faccio sarebbe bizzarro se ne avessi- e soprattutto non essendo propenso a provare alcun sentimento per un elettrodomestico (né odio né amore per la tv: proprio come faccio con il frigorifero o il forno, valuto e assaggio e, se del caso, mangio quello che c’è dentro) osservo il tubo catodico acceso ogni volta che posso, e quindi non spesso. Ma il fatto che la serie I sopravvissuti (http://it.wikipedia.org/wiki/I_sopravvissuti)
non fosse mai stata replicata mi sorprendeva, all’epoca fu un successo e il marchio di produzione era importante: BBC.
Erano gli anni delle catastrofi cinematografiche, a metà tra il possibile e l’inevitabile. Spie di allarmi che erano appena sotto il livello di guardia ma che con le risorse e gli strumenti e l’ingegno, l’uomo poteva domare. L’inferno di cristallo, lo squalo, il terremoto, l’aereo da turismo sul boeing: tra natura e cultura l’uomo e la specie erano in grado di resistere e conservare il primato sugli elementi, anche se con qualche perdita.
E poi mettere in scena le paure era catartico: contribuiva a oggettivarle e ad allontanarle. Un po’ tutta la fantascienza era –ed è- l’alternanza di dionisiaco ed apollineo. E quei film davano forma alle ansie –curandole- di un mondo diviso in due tra ovest ed est. Ecco perché nessuno pensava alla possibilità che si verificasse davvero un’epidemia che annientasse l’umanità uccidendone memoria e capacità tecniche. Anche il titolo, “i sopravvissuti” poneva l’enfasi sul dopo, l’epidemia c’era, nelle primissime puntate ma poi spariva per dare spazio alle conseguenze, l’impatto. “All'inizio pensarono che si trattasse della solita epidemia di influenza. Spiacevole ma usuale. Poi cominciarono a morire. Allora si resero conto che questa volta era diverso. Non si trattava di influenza ma di un morbo completamente sconosciuto, incredibilmente contagioso, diffusosi su tutto il pianeta con velocità spaventosa... L'umanità è ormai al limite dell'estinzione totale. I pochi rimasti in vita hanno ereditato un mondo semideserto e silenzioso che devono ricostruire da zero, imparando di nuovo tecniche scordate nella notte dei tempi. Il progresso ha saputo mandare l'uomo sulla luna, ma ora, come individui, i sopravvissuti hanno meno conoscenze pratiche degli uomini dell'età del ferro. Eppure bisogna riuscire a restare in vita, bisogna evitare a tutti i costi che il genere umano si estingua...”Così veniva introdotto il romanzo di Terry Nation ("Survivors"), pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer nel 1978. Da questo libro nel 1975 la BBC trasse l'omonima serie televisiva a cui è dedicato un sito che consiglio di andare a visitare a tutti gli appassionati di cose degli anni ’70 e per tutti coloro che hanno amato la serie tv http://sopravvissuti.altervista.org/
La messa in onda in Italia avvenne nel 1979, così commentato su La Stampa di venerdì 23 marzo 1979:
“Si è iniziato questa settimana un ciclo in otto episodi realizzato dalla BBC: I sopravvissuti. Lo spunto di base è terrorizzante. Una misteriosa epidemia colpisce l'umanità sterminandola. Pochi si salvano e devono ricominciare daccapo, quasi fossero uomini primitivi. E' uno spunto piuttosto iettatorio che avrà provocato vivaci gesti di scongiuro. Lo sceneggiato, girato a film, è partito bene, con un capitolo denso di suspense ma dare un giudizio è troppo presto, bisognerà vedere se una storia così lunga riesce a reggere con tensione fino in fondo”. Questo ritaglio di giornale come gli altri che seguono sono rintracciabili sul sito
http://sopravvissuti.altervista.org/indice.htm Iettatorio o meno, due anni dopo il primo caso di AIDS costituirà la prima nota dissonante in un mondo che si pensava protetto da tutto, anche da se stesso: la prima nota di una musica assordante che forse oggi è ridiventata rumore di fondo e per questa ragione si fatica a “sentirla” e a riconoscerla. Liquidare questa serie tv come mero fatto di costume sarebbe peccare di sufficienza, anche perché, dagli articoli di giornale che nel sito sono disponibili è possibile registrare atteggiamenti e umori di fronte a una minaccia infettiva inedita e micidiale. Il fatto di poterla rivedere oggi mi fa piacere (già mi sono accordato con il mio edicolante Andrea perché mi metta da parte tutti e 19 DVD delle tre serie tv dal 27 dicembre 2008 uscita per Hobby&Work
(http://www.hobbyeworkpublishing.it/index.cfm?fuseaction=pagina_opera&pid=53&id=812) “Robinson Crusoe, nel 1700, aveva trovato delle soluzioni abbastanza felici –scrive Luigi Bianco su TV sorrisi e canzoni (n 11 del 1979 ) Ma allora non c'era la bomba atomica e non c'erano le armi chimiche che possono distruggere ogni cosa in pochi minuti. Gli uomini erano, sì, un po' matti ma pur sempre limitati nelle loro follie. Oggi le ipotesi di fine del mondo appartengono di più alla sfera della paura che a quella della fantasia, se si pensa alle varie nubi che inquinano l'aria, ai digiuni di Pannella contro le centrali nucleari e per difendere i bambini che muoiono in ogni parte del mondo. In questo clima, arriva così anche in Italia la serie de ‘I sopravvissuti’ “. La paura come si vede è ambientale, legata al nucleare oppure alla possibilità di un virus creato in laboratorio: la natura da sola non può insidiare l’uomo perché l’uomo la domina. Intanto ci sono i primi sentori di globalizzazione: “A metà degli anni 70 una terribile piaga colpisce la Cina, uccidendo centinaia di milioni di persone. L'Europa si sente sicura e lontana da questa carneficina, ma i primi casi di "peste" vengono rilevati anche in Inghilterra. Solo una persona su quindicimila si salverà” scrive delineando la trama Fabio Scamoni su Film TV n.23, 2001 (anche questo articolo scaricabile sul sito http://sopravvissuti.altervista.org/indice.htm ). Secondo Scamoni “La grande furbizia di Nation (Terry Nation, creatore e sceneggiatore della serieTV ndr) fu quella di raccontare non eroi dal passato straordinario, ma gente qualunque con vite ordinarie, gente capace di trovare risorse nascoste in condizioni estreme. Nation era molto interessato all'aspetto pratico della sopravvivenza, più che a quello politico; secondo lui l'uomo doveva essere messo alla prova per ritrovare le forze per fare cose che nelle società evolute venivano date per scontate: trovare cibo, costruirsi arnesi da lavoro, cercare acqua potabile. E come spesso è accaduto nei programmi televisivi Inglesi di quegli anni, la prima società ad essere criticata era proprio quella d'oltremanica”. Poterlo rivedere oggi mi incuriosisce molto. Intanto per verificare se non ci sia dell’altro rispetto alle sole cose pratiche con cui i sopravvissuti hanno a che fare. Poi se per caso non ci siano echi di classici del genere, e penso al bellissimo racconto “la peste scarlatta” di Jack London (ma di questo racconto parleremo un’altra volta).E in fine il senso e il quotidiano della gente comune: che è quello che soprattutto mi interessa. Perché anche io sono un sopravvissuto, come moltissimi di coloro che mi leggono, o almeno come tutti coloro che sono nati prima del 1981. Perché dal quel giugno 1981, che si voglia o meno, che lo si sappia o meno, per il fatto di vivere in un mondo che ha l’HIV, in qualche modo sopravvissuti –o sieropositivi- lo si è un po’ tutti.