Cronache dell'Aids

Europeana: la cultura e la memoria europea

 

Nata per essere l’alternativa a google e presentata in grande pompa, è caduta vittima del suo successo, o almeno delle grandi aspettative che aveva generato. “Europeana è momentaneamente fuori servizio” si leggeva in homepage, dando appuntamento a metà dicembre. Ora, all’indirizzo www.europeana.eu si legge che si tratta di una versione beta, che non tutte le funzionalità sono operative, che ci possono essere dei problemi.  
I problemi sono stati, tra gli altri, gli inattesi 10 milioni di click l’ora che giovedì 20 novembre hanno mandato in tilt il portale. Un successo quindi, ha sostenuto la Commissione UE, madrina dell’iniziativa. Ma i tre server all’Aia non hanno retto ai 13 milioni di visitatori, quando alcune icone sono state clickate 4000 volte nello stesso momento. Ci si attendevano non più di 5 milioni di visitatori per consultare e accedere alle icone della cultura europea. Il down è stato inevitabile. 
Cosa è Europeana? Il pay-off afferma: “Europeana: pensare la cultura”.
E sul sito, (http://www.europeana.eu/portal/aboutus.html) plurilingue, si presenta così: Europeana.eu è fatta di idee e ispirazione.

Ti collega a 2 milioni di oggetti digitali:

- Immagini – dipinti, disegni, mappe, foto e immagini di oggetti museali
- Testi - libri, giornali, lettere, diari e documenti d'archivio
- Suoni - musica e parole da cilindri, nastri, dischi e trasmissioni radiofoniche
- Video - film, notiziari e trasmissioni televisive

Alcuni di questi sono famosi in tutto il mondo, altri sono i tesori nascosti custoditi da

- musei e gallerie
- archivi
- biblioteche
- collezioni audiovisive

di tutta Europa. Ecco un elenco delle organizzazioni da cui provengono i nostri contenuti. Tra di essi ci sono il Rijksmuseum di Amsterdam, la British Library di Londra e il Louvre di Parigi. È possibile utilizzare My Europeana per salvare le ricerche e memorizzare le pagine tra i segnalibri. È possibile mettere in evidenza del materiale e aggiungerlo alle tue cartelle. Questo sito è un prototipo. Europeana versione 1.0 è in fase di sviluppo e verrà lanciata nel 2010 con collegamenti a oltre 6 milioni di oggetti digitali. Europeana.eu è finanziata dalla Commissione Europea e dagli Stati membri dell’UE. Insomma Europeana dovrebbe essere la risposta “europea” alla digitalizzazione di libri e musei avviata da google, anche se i promotori non gradiscono di esser definiti gli anti-google. Sia come sia, oggi appare evidente che i 350 milioni di euro investiti non sono sufficienti. E nuovi finanziamenti sono attesi e anche sollecitati dal settore privato.  
Europeana, biblioteca virtuale europea, era stata presentata il 20 novembre 2008 dal presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso in una conferenza stampa svoltasi all’interno della Biblioteca reale del Belgio, nazione che ha una tradizione –anche se poco nota- nell’ambito dell’organizzazione del sapere universale, o almeno nella volontà di render disponibile e accessibile a tutti la cultura. 
Se da Bruxelles si percorrono circa 60 chilometri in direzione sud-ovest si giunge a Mons. In questa cittadina, al “76 di rue de Nimy è ospitato quello che resta di una Biblioteca di Babele realizzata, il Mundaneum, gigantesco archivio che negli anni Trenta contava dodici milioni di documenti, tra schede bibliografiche, carte geografiche, manifesti, cartoline, fotografie, dischi”, un progetto che si configura come il “nonno di internet”, scrive Maurizio Ferraris sul supplemento domenicale de Il sole24 ore del 23 novembre 
Nel piacevolissimo articolo, Ferraris descrive la sua visita al Mundaneum, progetto folle quanto sfortunato, a metà strada tra l’ossessione collezionistica e l’encicolpedia universale.  
I promotori di questo archivio del sapere universale erano Paul Otlet e Henri-Marie La Fontaine (premio Nobel per la pace 1913)  che catalogarono tutto lo scibile “con un sistema che chiamarono Classificazione Universale Decimale, quella che tutt'ora si adopera nelle biblioteche e che in effetti è un potenziamento della Classificazione Dewey, e stabilendo lo standard e il formato delle schede bibliografiche, così come delle cassettiere che le raccolgono”, basandosi sul principio “secondo cui tutto può essere documento” e che “questo catalogo (ecco il motivo del Nobel a La Fontaine) avrebbe favorito la conoscenza tra i popoli e la pace universale”. La teoria di fondo, cioè che tutto è documento era stata formalizzata nel 1934, nel Traité de Documentation di Otlet. Scarsa attenzione fu data all’iniziativa e poi la Germania hitleriana di lì a poco avrebbe invaso il Belgio. 
 
Il sogno e la sfida che sta dietro al tentativo di edificare –quindi di costruire in modo fruibile, “abitabile”- la torre di Babele non sono ancora stati abbandonati. Certo problemi ce ne sono. 
Organizzare il sapere è sempre più difficile. La crescita delle informazioni e delle acquisizioni scientifiche procede a ritmi rapidi, anche per effetto della progressiva specializzazione delle diverse discipline che si ramificano in settori sempre più specializzati. Ma tutto ciò pone dei problemi.  
Elencandoli in ordine sparso: alla crescita quantitativa delle informazioni corrisponde una crescente difficoltà a organizzare queste informazioni in termini qualitativi a partire da categorie base; l’aumento quantitativo pone dei problemi di gestione importanti sia a livello individuale sia a livello collettivo.  
Prendiamo il caso AIDS: se si digita su pubmed “HIV” si ottengono 194.233 items. Come gestire questa messe di letteratura censita? Certo, possono esser fatte ricerche più mirate per orientarsi tra tutti i record e giungere a una quantità che di volta in volta, a seconda delle necessità, può risultare ridotta e talvolta gestibile. Ma in che tempi? Con che utilità finale? Si trova sempre quello che davvero si cerca?  
Sul piano collettivo i problemi non sono da meno. I 194.233 items relativi a HIV sono “accessibili” per una struttura del Sud del mondo? Come deve fare –e che investimenti deve affrontare- chi volesse oggi metter su una biblioteca –sia pure virtuale- per rendere disponibile …come dire.. il pregresso del sapere, le basi documentali e consentire formazione e training in loco a studenti e personale medico-sanitario? 
I dubbi eccedono le risposte, ovvio: e comunque porre il problema serve a crescere in consapevolezza ed è il primo passo per cercare e trovare una soluzione.