Esattamente a 27 anni dal suo arresto, prima donna bianca ad essere accusata di alto tradimento nel Sud Africa dell’apartheid e condannata a 8 anni di carcere, ha ricevuto la nomina a ministro della sanità, entrando così a fare parte della nuova squadra di governo del Sud Africa: si chiama Barbara Hogan, siede in parlamento dal 1994, è iscritta all’African National Congress dal 1976, subito dopo i moti di Soweto.
“Una boccata di aria fresca”: così è stata salutata dagli attivisti impegnati nella lotta contro l’AIDS la sua nomina a ministro. Le ragioni di tanto entusiasmo,che unanimemente ha contagiato i diversi commentatori politici e tutti coloro che osservano le vicende della Repubblica sud-africana sono evidenti (interessante e ben documentato l'articolo della BBC) e risiedono sia nella storia d’impegno politico sia nelle dichiarazioni d’intenti rilasciate da Barbara Hogan nell'intervista resa a News24 nelle quali l’accesso agli antiretrovirali ha un ruolo prioritario.

Così come la leadership di Nelson Mandela ha mostrato al mondo la possibilità che diverse culture e storie trovino i modi e le forme per coesistere, rendendo di fatto il sud Africa un laboratorio della modernità, allo stesso modo la lotta contro l’AIDS rappresenta la prosecuzione naturale dell’impegno anti-discriminazione in una nazione con oltre 5,5 milioni di persone con HIV (pari a circa l’11% dell’intera popolazione), di cui, al giugno scors,o erano 490.000 coloro i quali avevano accesso agli antiretrovirali e 520.000 coloro che invece ne avevano bisogno ma non ne disponevano (fonte: South Africa At A Glance 2008-09, UN Human Development Report 2007, Avert). Se l’AIDS si riesce a battere in questa terra martoriata dalla pandemia, allora è possibile batterlo ovunque. Di questo Barbara Hogan è consapevole, giacchè lei stessa è in prima fila nell’impegno contro il virus, essendo membro dell’Advisory board dell’Amandla AIDS Fund (AAF), che è stato costituito dall’organizzazione non-profit Artists for a New South Africa (ANSA) nel 2003 (
http://www.ansafrica.org ).
La sera stessa della sua designazione a ministro della salute i militanti e i dirigenti di Treatment Action Coalition (
http://www.tac.org.za/ ) e di altre organizzazioni di lotta contro l’AIDS si sono riuniti sotto la casa della neo-ministra per complimentarsi con lei, facendo una manifestazione e una festa per quella che si configura come la nuova stagione di lotta contro la pandemia. Tra canti e dichiarazioni di gioia, ha preso la parola anche Zackie Achmat, segretario Generale di TAC e famosissimo militante dell’accesso alle terapie. Di fronte alle telecamere (
www.youtube.com/watch?v=Ml0baEkwhyA)Zackie ha tracciato una breve biografia di Barbara Hogan che, senza nascondere la sua gioia, ha poi preso la parola per riconfermare il proprio impegno nel sud-africa del post-apartheid per l’accesso alle cure e la lotta contro il virus. Nel più perfetto stile africano l’happening si è chiuso con canti e balli.
Gli anni di lavoro in parlamento hanno fatto della Hogan una storica nemica dell’ipotesi negazionista che tanto ha rallentato in Sud Africa la lotta contro l’AIDS (la storia della lotta contro l’AIDS in Sud Africa:
http://www.avert.org/aidssouthafrica.htm): molte, troppe le supposizioni che l’HIV non fosse l’agente causale dell’AIDS; molte, troppe e tragiche le dichiarazioni rese dal precedente ministro della sanità Tshabalala-Msimang secondo cui l’infezione da HIV sarebbe stata trattabile con olio d’oliva aglio e patate africane, come ebbe a dire, ad esempio, in occasione del Congresso AIDS di Toronto.
Grande pertanto l’impatto generato dalla discorso fatto da Barbara Hogan in occasione International HIV Vaccine Research Conference svoltosi a Capetow il 15 ottobre: “Noi sappiamo che l’HIV causa l’AIDS. Era imperativo abbattere la curva dei casi dell’AIDS 10 anni fa. Abbiamo person terreno. E’ pertanto assolutamente imperativo ora che ci impegniamo sul fronte della prevenzione. Abbiamo disperatamente bisogno di un vaccino”. Di fatto questo passo del discorso è la prima dichiarazione ufficiale di un membro del governo sud-africano a riconoscere il nesso causale tra HV e AIDS ed è il consapevole grido di dolore di un governate che sa che la propria nazione è il paese al mondo più colpito dall’infezione da HIV. Ma questa ammissione schiude le porte all’impegno effettivo, è l’inizio di una nuova stagione. Tutti se ne sono accorti, e addirittura su Facebook si è costituito un gruppo “we love Barbara Hogan”
(http://www.ngopulse.org/newsflash/tac-praises-hogan%E2%80%99s-landmark- chi vuole aderire può farlo. La lotta contro l’AIDS riguarda tutti e non riconosce frontiere.