Paure e dubbi spesso hanno la meglio sull’entusiasmo di fronte a novità che impongono un diverso modo di pensare, oppure che erodono rendite di posizione. Ma si può essere contro il nuovo? Forse occorre solo meditare di più e accettare il fatto che la modernità è semplicemente movimento. Considerazioni che mi vengono in mente associando ambiti lontani: google ha compito 10 anni e mi ricapita in mano il denso volumetto di Ernst Junger “Lo stato mondiale” pubblicato da Guanda.
Inizio dal libro, dove a pagina 17 si legge: “La domanda: «Dove stiamo oggi?» fa innanzitutto sorgere la contro domanda: «Ma stiamo poi da qualche parte?» È evidente che ci troviamo in movimento e, precisamente, in una forma di movimento che non possiamo chiamare propriamente «andare», né «procedere» e nemmeno «camminare». Da tempo invece tale movimento si compie accelerando: in crescente accelerazione . È un presupposto da cui non si può prescindere, se si vuole parlare dello stato delle cose”.
Ed eccomi a google cui sono stati sufficienti 10 anni appena compiuti per cambiare il modo di fare ricerca su internet, fruire e generare informazioni. Non c’è ambito in cui questi cambiamenti non si siano imposti molto rapidamente (ecco il perché delle righe sull’accelerazione). Alcuni numeri danno conto della rapidità con cui google si è imposto come motore di ricerca condizionando e cambiando il modo di fare ricerca su internet, anzi: rendendo internet lo strumento che oggi è: il 70% delle ricerche che avviene su internet passa per google con oltre 2 miliardi e mezzo di contatti mese alle sue pagine.
Su Google, digitando HIV si ottengono circa 68.700.000 “risultati” dovendo “aspettare” solo 0,09 secondi. Numericamente maggiori i risultati digitando “AIDS”: circa 172.000.000, e più prolungata “l’attesa”, ben 0,11 secondi.
Alla base di questo successo, oltre che la capacità imprenditoriale di Larry Page e Sergey Brin, che il 7 settembre del 1998 registrarono la loro Azienda nell’apposito repertorio in California, anche l’idea alla base dell’algoritmo di google, il PageRank, che alla fine altro non è se non la teoria della rete: la forza e la “potenza” di una pagina è diretta conseguenza di quanti più link ha.
Pensato e realizzato sin dall’inizio come una sorta di epicentro dello scibile umano, l’approccio seguito da Google fu quello di abbandonare le tecniche empiriche all’epoca utilizzate dagli altri motori di ricerca e costruire un sistema di analisi matematica per impostare la relazione tra i diversi siti.
In dieci anni di vita Google ha resistito a offerte di acquisito da capogiro nel 2003 dicendo no a Bill Gates e nel 2004 al un’offerta pubblica iniziale di 4 miliardi di dollari formulata da Morgan Stanley e Goldman Sachs Group.
Tutto iniziò con 4 computer e il contributo di un investitore pari a 100.000 dollari. Oggi Google, oltre ad essere uno dei marchi più noti al mondo, conta su 19.000 dipendenti, gestisce il 40% della pubblicità online, ha un ritmo di crescita annuale del 35% e un giro d’affari di 17 miliardi di dollari annuali (di cui 5 sono di utile): ecco perché sia Google oggi a fare shopping nel supermercato del web 2.0 procedendo ad acquisizioni importanti come quella di Youtube.
Nel corso degli anni i servizi del portale sono cresciuti e sono così popolari da non doverli elencare (ad esempio gmail, google earth ), oppure la possibilità di fare ricerca per immagini, una versione beta di google per fare ricerca tra i blog, oppure ancora il sistema automatizzato di news che ricerca in rete tra le diverse testate le informazioni più recenti. Ovvio che questo provochi un effetto moltiplicatore della fruizione e della distribuzione delle informazioni, rendendo ancora più esplosivo il giornalismo via web.
Il giornalismo 2.0 è un fenomeno che analizzeremo in dettaglio in un prossimo speciale. Ora, a tal proposito, ci preme solo sottolineare come il prestigioso Premio Pulitzer apra all’informazione via web, decidendo per l’edizione del 2009 di ammettere anche l’informazione on-line. Dall’edizione 2009 le candidature di quotidiani e testate esclusivamente digitali saranno ammesse, potendosi iscriversi a tutte e 14 le categorie del più famoso premio giornalistico del mondo organizzato annualmente dalla Columbia University.