Cronache dell'AIDS

Nan Goldin è una delle maggiori fotografe americane contemporanee.
Le sue opere fanno parte delle più grandi e autorevoli collezioni museali del mondo, le mostre sono eventi di rilievo per ogni gallerista che abbia il coraggio di esporre le sue fotografie senza riserve.

 

L’11 febbraio del 1988, quando ha l’idea di scrivere “Giusto la fine del mondo” Jean Luc Lagarche non sa ancora di essere sieropositivo. Da qualche tempo, si legge nel suo diario, ha in testa l’idea di un lavoro teatrale breve. Forse un atto unico che indica provvisoriamente con il titolo “Gli addii” o “Gli addii noncuranti” e che racconta la storia di un giovane uomo che dopo molti anni decide di tornare a trovare la sua famiglia di origine. Sa di essere prossimo a morire e spera di trovare nei suoi parenti e nei suoi affetti un sostegno e un conforto alle paure e alle angosce che lo travolgono.

 

Lotta tra virus? Il dubbio è che si tratti di una sorta di combattimento epico in cui chi soccombe sconti la pena del silenzio e dell’oblio –aggravata dalla legge dei numeri. Fatto sta che il 19 maggio si è celebrata in tutto il mondo la giornata mondiale di lotta contro le epatiti, grazie all’impegno coordinato di oltre 200 associazioni di tutto il pianeta raccolte nella World Hepatitis Alliance, ma per guadagnare l’attenzione alla “questione” è stato necessario denunciare il rischio che la pandemia di influenza suina assorbisse del tutto le attenzioni dei potenti della terra rispetto al fatto che nel mondo una persona ogni 30 secondi muore a causa dell’epatite.

 

Paure e dubbi spesso hanno la meglio sull’entusiasmo di fronte a novità che impongono un diverso modo di pensare, oppure che erodono rendite di posizione. Ma si può essere contro il nuovo? Forse occorre solo meditare di più e accettare il fatto che la modernità è semplicemente movimento. Considerazioni che mi vengono in mente associando ambiti lontani: google ha compito 10 anni e mi ricapita in mano il denso volumetto di Ernst Junger “Lo stato mondiale” pubblicato da Guanda.

 

Nata per essere l’alternativa a google e presentata in grande pompa, è caduta vittima del suo successo, o almeno delle grandi aspettative che aveva generato. “Europeana è momentaneamente fuori servizio” si leggeva in homepage, dando appuntamento a metà dicembre. Ora, all’indirizzo www.europeana.eu si legge che si tratta di una versione beta, che non tutte le funzionalità sono operative, che ci possono essere dei problemi.

 

Parole come sviluppo,malattia e cura esprimono idee e concetti che acquisiscono significati diversi a seconda dei diversi contesti culturali in cui vengono pronunciate. 
Le differenze linguistiche e culturali devono essere considerate la ricchezza e il fulcro su cui fare leva per impostare politiche di prevenzione efficaci, perché comprensibili e accettabili presso i territori destinatari dei diversi progetti.

 

Cosa stavamo facendo il 12 giugno 1981? Quanti di noi, se interrogati, saprebbero dare una risposta circostanziata e corretta? Proviamo a fare uno sforzo di memoria, o data la distanza che ci separa dal quel 12 giugno, di fantasia per cercare di ricostruire cosa ciascuno di noi stava facendo. E anche per misurare la distanza che concettualmente ci separa da quello che potevamo fare e quello che stiamo facendo. Una cosa su tutte è diversa: ora c’è l’AIDS e allora stava incominciando, come racconta la cronaca di quel 12 giugno al Claude-Bernard Hospital di Parigi. 

 

Oltre 4 milioni gli immigrati in Italia: precisamente sono 4 milioni e 328 al 1 gennaio 2008, con un incremento rispetto al 2007 di 346 mila unità e la stragrande maggioranza ha il permesso di soggiorno (3.677.000). Questo il dato centrale del XIV rapporto sulle migrazioni 2008 presentato a Milano dalla Fondazione ISMU (http://www.ismu.org/ISMU_new/index.php?page=131# )

 

Quella serie di telefilm non l’avevo dimenticata. Ogni tanto se ne parlava e se ne riparla come di tv-memorie-in-bianco-e-nero. Telefilm che la mattina dopo, a scuola, si commentavano e si aspettava la puntata precedente. Non nutrendo astio per la tv –con il lavoro che faccio sarebbe bizzarro se ne avessi- e soprattutto non essendo propenso a provare alcun sentimento per un elettrodomestico (né odio né amore per la tv: proprio come faccio con il frigorifero o il forno, valuto e assaggio e, se del caso, mangio quello che c’è dentro) osservo il tubo catodico acceso ogni volta che posso, e quindi non spesso. Ma il fatto che la serie I sopravvissuti (http://it.wikipedia.org/wiki/I_sopravvissuti)

 

Esattamente a 27 anni dal suo arresto, prima donna bianca ad essere accusata di alto tradimento nel Sud Africa dell’apartheid e condannata a 8 anni di carcere, ha ricevuto la nomina a ministro della sanità, entrando così a fare parte della nuova squadra di governo del Sud Africa: si chiama Barbara Hogan, siede in parlamento dal 1994, è iscritta all’African National Congress dal 1976, subito dopo i moti di Soweto.
“Una boccata di aria fresca”: così è stata salutata dagli attivisti impegnati nella lotta contro l’AIDS la sua nomina a ministro. Le ragioni di tanto entusiasmo,che unanimemente ha contagiato i diversi commentatori politici e tutti coloro che osservano le vicende della Repubblica sud-africana sono evidenti (interessante e ben documentato l'articolo della BBC) e risiedono sia nella storia d’impegno politico sia nelle dichiarazioni d’intenti rilasciate da Barbara Hogan nell'intervista resa a News24) nelle quali l’accesso agli antiretrovirali ha un ruolo prioritario